Senzapensione

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Effetti della pensione del futuro
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mercoledì 2 maggio 2012

L'ineffabile senator IACHINO

Iersera, facendo zapping, sono stato catturato dalla voce stridula del Senatore Iachino che duettava con Cremaschi su Porta a Porta. Domanda: ma chi lo ha votato uno così? Uno che di fronte alle oggettive ed incontestabili argomentazioni di Cremaschi ha continuato a ripetere l’abusata litania che la fiducia dei mercati e degli investitori vuole l’eliminazione dell’art. 18, fino a spingersi poi a dire che la riforma Fornero, allineandosi alla normativa della Germania, prevede per il lavoratore ingiustamente licenziato per il quale non sia stato disposto il reintegro una indennità maggiore di quella prevista per i lavoratori teutonici. Ben 24 mensilità contro le sole 18 germaniche. Peccato che la possibilità di trovare lavoro nella germania del PIENO IMPIEGO sia assai diversa che in italia dove la disoccupazione effettiva ha ormai la doppi a cifra e le 24 mensilità (se e quando disposte dal giudice) non rappresenterebbero che l’addio stabile al lavoro. Ma per il senatore del PD Iachino, i dati macroeconomici incontestabili poco contano. In mente non c’è che l’art. 18 e la necessità di eliminarlo per far si che “dalle aziende che si trovano in esubero di personale i lavoratori possano spostarsi verso quelle che si trovano in carenza”. Una analisi da vero economista, ricercatore, professore emerito, dirigente fiom e parlamentare PCI che merita davvero un applauso!!!

venerdì 6 aprile 2012

art. 18: tanto rumore per qualche danno in più.

Il paradossale rilievo dato dal Governo e da alcuni partiti alla questione dell’art. 18 è stata ben sottolineata dalla battuta di un comico, Crozza, nel corso del suo spazio all’interno della trasmissione Ballarò di martedì scorso.
In un paese che quasi quotidianamente registra l’utilizzo improprio delle risorse comuni da parte dei partiti, dove regnano mafia, camorra e n’dragheta, dove chi ruba non viene punito, dove è possibile il falso in bilancio, dove l’evasione è caratteristica economica, il problema per chi, dall’estero, volesse investire non è certo l’art. 18.
L’incertezza, la frammentarietà, la prassi costante dell’interpretazione della norma, del sistema giuridico italiano è quello che semmai spaventa l’investitore che ha che fare con norme in materia di utilizzo del territorio, urbanistiche, di bilancio, fiscali che hanno la più diversa applicazione ed incerta validità territoriale.
Invece no, il problema è l’art. 18. Ed ora, che l’art. 18 di fatto non c’è più, essendo il giudice il dominus della scelta fra reintegro e indennità nell’ambito di licenziamenti economici impugnati che vedranno caricate le corti di giustizia di innumerevoli ricorsi, vedremo quante assunzioni farà il mercato.
Vedremo quanti giovani laureati con percorso Magistrale saranno felici di poter iniziare la loro carriera come APPRENDISTI. Del resto, non è nemmeno una novità quella dell’apprendistato per livelli di una certa richiesta culturale. Molte banche già lo applicano da tempo per i propri neoassunti laureati in economia e commercio.
Vedremo anche quanto sarà utile questo generale utilizzo dell’apprendistato per facilitare il rientro nel mercato del lavoro degli ultracinquantenni che non possono andare in pensione.
Per certo, della riforma del mercato del lavoro qualcheduno beneficierà: i datori di lavoro che potranno assumere 3 apprendisti ogni 2 lavoratori a tempo indeterminato con i conseguenti sgravi fiscali, i sindacati cui si dovrà quasi obbligatoriamente ricorrere per ricevere tutele nelle possibili vertenze relative al reintegro o alla quantificazione dell’indennizzo, gli organismi e le società di “formazione” per le quali si apre, inaspettatamente, la cornucopia degli inutili e gratuiti corsi di riqualificazione.
Tanto rumore per creare qualche danno in più.

mercoledì 8 febbraio 2012

vecchi a 45 anni

E'il tema trattato da un articolo del corriere di oggi, 9 febbraio, prendendo spunto da una indagine condotta dai ricercatori della Bocconi. In pratica, per quanto riguarda il lavoro, si è dispositi ad investire du di una persona sino a quell'età, poco sino ai 50-55, nulla dopo.
In breve, dopo i 50-55 di diventa obsoleti "come un commodore 64" chiosa l'articolista.
Una constatazione che fa a pugni con l'allegro allungamento dell'età pensionabile, dipinto come una ineluttabile necessità non tanto per mantenere i privilegi pensionistici di chi ha già maturato nel retributivo questo istituto, ma anche per aiutare "i giovani" destinati a sopravanzarci nell'attività lavorativa.
E ai quali, a questo punto, nel lungo inverno del nostro scontento che ci aspetta fra nulli riconoscimenti lavorativi ed infelici prospettivie pensionistiche, non ci spetta che dire "ricordatevi degli amici!!!"